Secondo giorno di lavori al summit di Barcellona. Non ci sono dichiarazioni ufficiali e le voci sono molto caute, vista l’atmosfera di sfiducia che si respira nella città spagnola in vista della Conferenza di Copenhagen. La giornata di oggi è ufficialmente dedicata al problema dell’acqua, un bene sempre più prezioso per l’umanità, anch’esso dipendente dalle evoluzioni climatiche che sono in parte già in atto, ma che potrebbero essere irreversibili se, come è ormai noto, la temperatura globale della Terra dovesse superare i due gradi.
Qui di seguito riportiamo quelle che a tutt’oggi sono le posizioni di Paesi, istituzioni e associazioni per rendere più chiaro il quadro complessivo, per la verità assai articolato e molto contrastato.
La posizione dei Paesi in via di sviluppo
Parlando a nome del G 77 (un’organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite, formata da 131 paesi del mondo, principalmente in via di sviluppo) e della Cina, il capo della delegazione sudanese ha dichiarato l’avversione per i paesi sviluppati che vorrebbero metter fine al “Protocollo di Kyoto”. Inoltre ha contestato la loro violazione del principio di “responsabilità comuni ma diverse”, cosa che, per l’esponente del G77, metteranno in pericolo i risultati della Conferenza di Copenaghen.
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L’Africa intanto boicotta il meeting
L’avevano già preannunciato in sede Ua (Unione Africana) e ora l’hanno messo in atto. I 50 rappresentanti degli stati africani hanno bloccato il meeting di Barcellona dichiarando di non voler andare avanti con le trattative finchè i Paesi ricchi non prenderanno posizioni concrete nella lotta al taglio delle emissioni di gas serra.
L’atteggiamento degli africani sottolinea quindi ancora una volta la difficoltà dei paesi più poveri nei confronti delle posizioni prese da quelli industrializzati e ribadisce l’accusa per non aver ancora intrapreso politiche efficaci. La polemica è dura: “L’Africa è convinta che alcuni non prendano sul serio i colloqui”, ha denunciato Kabeya Tshikuku della delegazione della Repubblica democratica del Congo.
L’Ipcc ha ribadito che le nazioni industrializzate dovrebbero concretizzare l’impegno di tagliare le emission del 25-40% entro il 2020 se vogliono realmente limitare l’aumento della temperatura a due gradi.
Attualmente hanno sottoscritto l’impegno solamente Giappone e Norvegia mentre in Europa si parla di riduzioni del 30% e nel frattempo il pacchetto sul clima americano è ancora fermo in Senato nonostante Canada Russia e Australia si siano rivelate favorevoli a seguire le indicazioni dell’Ipcc.
Tratto da Rinnovabili.it



