Un nuovo trattato sul clima: un ruolo attivo per l’Italia

Riportiamo i contenuti del Position Paper presentato da Fondazione Sviluppo Sostenibile e Kyoto Club in occasione di una conferenza stampa organizzata il 4 dicembre 2009 a Roma.

La crisi climatica è in atto: l’aumento medio delle temperature e dei fenomeni atmosferici estremi sono alcuni dei suoi effetti più evidenti. Le sue cause sono chiare e note: il forte aumento della concentrazione di gas di serra è stato misurato e la sua connessione col gigantesco aumento delle
emissioni di gas di serra è accertata oltre ogni ragionevole dubbio.
La comunità scientifica dell’IPCC (il Panel intergovernativo sul cambiamento climatico), nel suo ultimo Rapporto ha documentato che per contenere l’aumento della temperatura media rispetto all’era preindustriale in 2 °C, ed evitare esiti gl obali drammatici e non più controllabili, sarebbe necessario limitare le concentrazioni di gas di serra in atmosfera entro le 450 ppm in volume: ciò richiede riduzioni delle emissioni dei Paesi più industrializzati dell’ordine dell’80-95% entro il 2050 e dell’ordine del 25-40% entro il 2020.
Si tratta della più grande sfida che l’intera umanità deve affrontare all’inizio di questo nuovo secolo:
una sfida che non può essere delegata a un accordo a due fra la Cina e gli Stati Uniti, i principali Paesi emettitori di gas serra, ma che deve invece essere definita e gestita dall’intera comunità internazionale, così come propone l’Unione Europea.
È di grande importanza quindi che il Governo italiano sostenga le proposte dell’Unione Europea per un accordo internazionale a Copenhagen, che preveda:
· l’assenza di ulteriori rinvii e la definizione di un Trattato legalmente vincolante, con effetti immediati e impegni quantificati di riduzione delle emissioni di gas di serra al 2020;
· una riduzione delle emissioni di gas di serra del 30% entro il 2020 rispetto alle emissioni del 1990, come impegno dei Paesi più industrializzati;
· l’associazione a impegni di riduzione, minori ma fissati, anche da parte dei Paesi di nuova industrializzazione, in particolare della Cina;
· meccanismi di cooperazione internazionale per le misure di adattamento, per il trasferimento tecnologico e il sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo;
· efficaci sistemi di controllo e di sanzione per chi non rispetti il nuovo Trattato. Le misure avviate dall’Unione Europea per l’incremento delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di gas di serra costituiscono una grande opportunità per lo sviluppo della green economy e per affrontare la crisi economica, riducendo la  dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, rilanciando investimenti, occupazione e innovazione tecnologica
per l’economia del futuro: quella a basse o nulle emissioni di carbonio.
In Italia dal 2005 le emissioni di gas di serra sono in costante riduzione: nel 2009 scenderemo, prevedibilmente, ai livelli delle emissioni del 1990. L’obiettivo di Kyoto del 2012, tenendo conto degli assorbimenti e dei meccanismi flessibili, potrebbe non essere molto lontano.

Questa importante riduzione è determinata in parte dalla crisi economica, che ha portato a ridurre consumi
di energia ed emissioni, ma anche dall’effetto delle politiche e delle misure per il risparmio energetico, lo sviluppo delle energie rinnovabili nonché dall’adozione di modelli di sviluppo più sostenibili.
L’Italia non può rimanere in coda né frenare il processo di riduzione dei gas di serra, ma deve invece svolgere un ruolo di traino, insieme all’Unione Europea, per portare al successo la trattativa di Copenhagen, il cui esito avrà una grandissima importanza per il nostro futuro, per le condizioni di vita e le possibilità stesse di sviluppo dei prossimi decenni.
Il modo più efficace e diretto per sostenere la trattativa di Copenhagen e per essere pronti ad attuare il prossimo Trattato per il clima è quello di compiere un cambio deciso di passo, attraverso:
- la definizione, d’intesa con le Regioni, di un programma di sviluppo delle energie rinnovabili articolato regionalmente, per realizzare l’obiettivo del 17% del consumo finale lordo al 2020, e di un parallelo programma d’azione per il risparmio e l’efficienza energetica;
- l’aggiornamento del sistema di incentivi per l’elettricità da fonti energetiche rinnovabili, nonché per gli usi termici e i biocarburanti;
- la rimozione degli ostacoli alla più rapida diffusione delle rinnovabili, a partire dall’adeguamento della rete elettrica e dalle semplificazioni delle autorizzazioni;
- gli interventi per l’efficienza energetica negli usi finali, a partire dagli edifici pubblici, sostenendo in particolare gli impegni europei del Patto dei Sindaci;
- la definizione di nuovi standard di efficienza energetica e miglioramento dei sistemi di finanziamento degli interventi;
- il rilancio del programma “Industria 2015” finalizzato allo sviluppo di imprese verdi nei settori dell’energia, nello sviluppo di produzioni e prodotti innovativi a basso impatto, del riciclo e dei nuovi materiali da materia prima rinnovabile;
- la definizione di un piano per la mobilità sostenibile che definisca obiettivi di riduzione delle emissioni, prodotte in gran parte dalle modalità di trasporto più inquinanti;
- la promozione dei consumi sostenibili e degli acquisti pubblici verdi per favorire soluzioni a basso impatto e prodotti ecologici, così come previsto dalle Lead Market Initiatives a livello europeo.
Roma, 4 dicembre 2009

Fonte. Fndazione Sviluppo Sostenibile



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