Ambiente

A partire dagli anni ’60 del secolo scorso l‘ambiente e la sua tutela hanno iniziato ad attirare l’attenzione di vasti strati dell’opinione pubblica; l’ambientalismo diventa un fenomeno di massa negli Stati Uniti con la proclamazione dell’Earth Day il 22 Aprile del 1970, cui partecipano centinaia di migliaia di studenti nei campus universitari. In questo contesto si sviluppa la politica ambientale, che è l’insieme degli interventi posti in essere da autorità pubbliche e da soggetti privati al fine di disciplinare quelle attività umane che riducono la disponibilità di risorse naturali o ne peggiorano la qualità e la fruibilità. In Europa vengono rapidamente approvati programmi statali e regionali per la difesa dell’ambiente, facenti capo a nuove ed importanti leggi ambientali (1970, nascita del diritto ambientale) in materia di tutela dell’aria e dell’acqua dall’inquinamento, di smaltimento dei rifiuti e di difesa della natura. In Italia svolgono un ruolo significativo le Regioni, spesso anticipando le riforme dello Stato (1986, istituzione del Ministero dell’Ambiente). Dalla metà degli anni ’70, la politica ambientale diviene una materia di competenza comunitaria e le direttive comunitarie acquistano un’importanza crescente, limitando gli spazi di autonomia statale. Crescente risulta anche il peso delle Convenzioni Internazionali in materia ambientale. Nell’ambito di questa presa di coscienza, nel 1992 durante la Conferenza di Rio de Janeiro viene prodotto un documento politico-programmatico (“Agenda XXI”) che per la prima volta introduce il concetto di sviluppo sostenibile, ovvero uno sviluppo economico compatibile con l’ambiente finalizzato a conservare le risorse per le generazioni future. Nel 1997, nel corso dei negoziati internazionali sull’ambiente svoltisi a Kyoto, si pongono le basi per lo sviluppo di un programma di riduzione delle emissioni di gas serra da parte dei paesi industrializzati e di finanziamento dei paesi in via di sviluppo per progetti a basso impatto ambientale e per il miglioramento dell’efficienza energetica (Protocollo di Kyoto). Nelle conferenze che seguono (Conferenza di Johannesburg 2002, Conferenza di Montreal 2005), viene ribadita la validità dello sviluppo sostenibile e vengono rilanciate le Agende XXI locali. Un’attenzione speciale viene posta sull’ambiente urbano in quanto esso ospita la maggior parte della popolazione europea. Quattro europei su cinque abitano in area urbana e la loro qualità di vita dipende necessariamente dalla qualità dell’aria cittadina. La maggior parte delle città si trova ad affrontare gli stessi problemi ambientali, e argomenti come la cattiva qualità dell’aria, il traffico, il livello elevato di rumore ambiente, la cattiva qualità dello spazio edificato, la presenza di terreni abbandonati, le emissioni di gas serra, la proliferazione urbana, la produzione di rifiuti e di acque reflue, il particolato atmosferico fuori controllo sono all’ordine del giorno su tutti i mass media. Il Sesto programma di azione in materia di ambiente della Comunità Europea invita allo sviluppo di una strategia tematica sull’ambiente urbano con l’obiettivo “di contribuire ad una migliore qualità della vita mediante un approccio integrato concentrato sulle zone urbane e di contribuire a un elevato livello di qualità della vita e di benessere sociale per i cittadini attraverso un ambiente in cui il livello dell’inquinamento non provochi effetti nocivi per la salute umana e l’ambiente e attraverso uno sviluppo urbano sostenibile”. I problemi ambientali urbani sono particolarmente complessi in quanto le loro cause sono interconnesse e non sempre di facile soluzione. Le iniziative locali destinate a risolvere un problema ne possono creare altri altrove ed essere in contrasto con le politiche a livello nazionale o regionale. È ormai risaputo che le autorità locali che ottengono i migliori risultati ricorrono ad un approccio integrato per la gestione dell’ambiente urbano adottando piani di azione strategici e a lungo termine, in cui la correlazione tra le diverse politiche e prescrizioni, anche a livelli amministrativi diversi, è esaminata in modo dettagliato. Gli obblighi imposti a livello locale, regionale, nazionale o europeo (ad esempio utilizzazione del territorio, rumore, qualità dell’aria) possono essere rispettati con maggiore efficacia a livello locale se integrati nell’ambito di una gestione strategica di più ampia.
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